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08 gennaio 2020

SEO Google e SEO Blog: 30 Cose da Fare nel 2020

Roberta Paulon

SEO Google e SEO Blog: 30 Cose da Fare nel 2020

SEO Google e SEO Blog: sempre più aziende intuiscono l'importanza di essere primi tra le ricerche Google, di fare attività di creazione ottimizzazione di testi e, soprattutto, dell’enorme potenzialità economica del posizionamento sulla SERP dei propri contenuti organici. Il problema è: come fare SEO nel 2020? Quali sono le migliori tecniche di ottimizzazione per il Blog?

Ecco 30 cose da fare quest'anno per la Search Engine Optimization.

Ci sono vari tipi di SEO, perché esistono centinaia di parametri che Google prende in considerazione per stabilire l’ordine di precedenza dei contenuti sulla SERP. In questo articolo mi focalizzerò sulla SEO on page (quella che dipende strettamente dalla qualità della scrittura), perché è l'elemento che puoi controllare in modo più diretto.

La technical Seo (o Seo tecnica) dipende da altri fattori che hanno a che vedere con lo sviluppo di un sito e la progettazione delle pagine in codice. La SEO on page, invece, la puoi gestire direttamente oppure affidarla in outsourcing a un copywriter SEO.

Veniamo al punto, ovvero ai 30 buoni propositi SEO 2020 per migliorare la qualità del traffico al tuo sito.

1. Capire la relazione tra SEO del Blog e SEO Google


La scrittura SEO è ancora troppo sottovalutata: Copywriter + SEO è un binomio che, nella scrittura Web, viaggia sempre in coppia. Il rapporto tra Copy e SEO è reciproco: la SEO suggerisce al copy quali argomenti affrontare, il copy li scrive in modo accattivante e infine li ottimizza per facilitare il rank.

Il primo passo da fare, quindi, è capire l’importanza di utilizzare la SEO per i tuoi contenuti online. L’utilità delle keyword è indiscutibile. Ogni parola chiave, se selezionata a dovere, concorre a trovare il match esatto tra la query dell’utente e la risposta contenuta nel tuo testo.

È un pensiero comune quello che considera poco scorrevole questo tipo di scrittura, perché infarcisce il linguaggio normale con parole spesso sgrammaticate  e che risultano innaturali. Può succedere sì, ma la contropartita è essere fuori dai risultati dei motori di ricerca.

Ad ogni modo mi sento di tranquillizzarti sulla questione puramente linguistica: un bravo copy sarà in grado di smussare ogni spigolosità. Inoltre, grazie alle recenti e progressive evoluzioni dell’algoritmo di Google oggi puoi posizionare un contenuto anche utilizzando parole chiave correlate (sinonimi) della keyword principale, se rispondono all’intento di ricerca (o search intent) di chi naviga.

Qui sotto trovi una guida completa alla SEO con le best practice che usiamo noi. Clicca per scaricarla e leggerla più tardi.

Scarica la guida SEO 2019

2. Capire quali tipologie di keyword puoi usare


La seconda cosa da considerare è che non esiste un solo tipo di keyword. Ce ne sono molte. Iniziamo a vederle insieme, a capire quali differenze ci sono e come scegliere le migliori per i tuoi contenuti.

3. Vanity keyword, coda corta o short tail 

Questo gruppo di keyword è molto attraente. Ma oltre a questo non c’è molto da dire. Sono composte da una o due parole al massimo, hanno volumi di ricerca altissimi e descrivono in modo generico il tuo prodotto o servizio. Per esempio, pensa di essere un impresario di costruzioni: la keyword “impresa edile” descrive il tuo servizio, ma è molto generica e va ad intercettare un bacino di utenti troppo ampio.

Di conseguenza attirerà traffico poco qualificato e poco propenso alla conversione: posizionarsi con una vanity keyword è poco utile. Prova, invece, a immaginare una parola chiave come “Impresa edile Verona” oppure “Ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche Verona”, “cappotti isolanti Verona”, chi intercettano? Scopriamolo nel prossimo capitolo.

4. Le keyword a coda lunga o long tail 

Per ottimizzare i contenuti è molto meglio puntare sulle “code”: pur avendo volumi di ricerca inferiori rispetto alle short tail, sono molto dettagliate e rispondono meglio alle ricerche degli utenti.

In genere i visitatori che scelgono di leggere un contenuto a coda lunga hanno un bisogno specifico e sono molto più pronti a richiedere un preventivo. Ecco perché usando keyword a coda lunga fai centro con le loro intenzioni di acquisto. Tornando all’esempio sull’edilizia, se una persona clicca su un tuo contenuto “cappotti isolanti Verona” significa che ha bisogno di un cappotto e sarà più propensa a cliccare su una call to action per richiedere un preventivo.

Quante keyword in una pagina?

 

Punti 5, 6 e 7: Keyword principale, secondarie e correlate

Come distribuire la keyword nel testo? Quante volte ripeterla? Queste sono domande a cui, fino a un paio d’anni fa, la risposta poteva essere certa.

Oggi, con l’evoluzione dell’algoritmo di Google siamo di fronte a sistemi che “comprendono” anche i sinonimi. Quindi all’interno di uno stesso testo, le parole chiave hanno un RUOLO.

La main keyword è la parola chiave principale, quella con la quale vuoi posizionarti.

Poi ci sono le keyword secondarie, che specificano e aggiungono dettagli alla principale. Per esempio, se stai scrivendo un contenuto sull’alga spirulina, le secondarie potrebbero essere “alga spirulina cosa contiene”, “alga spirulina per dimagrire”, “alga spirulina opinioni di chi l’ha già provata”, o ancora “quanti grammi di alga spirulina occorre assumere al giorno”.

Le keyword correlate sono leggermente differenti: sono estensioni del contenuto e non devono per forza contenere la main keyword. Quindi, ok a sinonimi o variazioni che ampliano il campo semantico di un contenuto. Per esempio, se voglio ottimizzare un contenuto che parla di “accumulo fotovoltaico”, non devo dimenticare di utilizzare anche la terminologia “batterie per fotovoltaico” perché nel linguaggio comune è un sinonimo, anche se sotto l’aspetto tecnico-scientifico qualche differenza c’è. Stesso discorso vale per “climatizzatore” e “condizionatore”.

8. Synonym Cloud

Consiglio pratico: per ottimizzare un contenuto, specie se si tratta di un testo importante, fai una lista di keyword secondarie e correlate (detta anche “synonym cloud”) da tenere a portata di mano. I tool per l’analisi SEO dei contenuti hanno specifiche funzioni editoriali che ti supportano in questo.

9. Capire lo scopo del visitatore

Intenzione di ricerca, search intent, user intent, 3 definizioni per un solo concetto: scegli la keyword che meglio si adatta allo scopo del tuo potenziale cliente/utente/visitatore.

Entrando ancora più nello specifico nella classificazione delle keyword, ci sono altre 5 categorie in cui si possono organizzare le parole chiave, con sfumature e accezioni varie. Ti propongo, di seguito, due sistemi di classificazione.

10. Schemi per classificare le keywords

Il primo classifica le keyword in base all’intent: informazionali, navigazionali e transazionali, a cui si aggiungono le georeferenziate o locali che definiscono un’area geografica delimitata e le branded, che contengono il nome di un marchio o di una persona.

Il secondo è sulla base del punto del processo d’acquisto (Buyers' Journey) in cui il tuo potenziale cliente si trova: Awareness, Consideration, Decision. Qui trovi un approfondimento completo sul Buyer's Journey.

11. Informational Keyword


Le informational keywords sono riferite a query che le persone digitano per informarsi su un certo argomento: “benefici dell’alga spirulina”, ad esempio.

12. Navigational Keyword


Le navigational keywords sono composte da un termine principale e da una parola aggiuntiva legata a un nome o a un marchio: il potenziale cliente cerca di ottenere informazioni specifiche su una linea o un modello o di raggiungere il sito internet. Sono le keyword legate al traffico diretto e vengono digitate da chi sa già quale di marca o prodotto ha bisogno. Per esempio, un imprenditore può cercare “Archimedia” per arrivare sulla Home page del sito di Archmedia.

13. Branded Keyword

Le branded keywords si riferiscono direttamente al brand (marchio commerciale o personale) e contengono parole del dominio ufficiale. Per esempio, digito “Inbound Marketing Archimedia” su Google e mi aspetto risultati che spieghino come Archimedia fa l'inbound marketing.

14. 

Keyword 

Transazionali

Siamo alla valutazione dei prezzi: il potenziale cliente ha raccolto i dati necessari, ha fatto la sua scelta ed è pronto all’acquisto. Le transactional keyword sono adatte alla vendita online di beni o servizi (e anche a ottimizzare contenuti di e-commerce) per ottenere un posizionamento valido che possa aumentare il tasso di conversioni/acquisti.

15. Local 

Keyword

Le keyword locali servono a definire e delimitare l’interesse geografico di un contenuto: “Noleggio a lungo termine auto Rovigo”, ad esempio.

16. Ottimizzare tutte le "parti" della pagina

Nulla, nella SEO, è lasciato al caso. Chiuso il capitolo della scelta delle giuste parole, quelle che piacciono ai fattori di ranking, vediamo dove inserirle. Questa è la prossima lista di consigli da mettere in pratica nel 2020 in tutte le tue pagine.

17. Meta Description

La meta description va ottimizzata con la keyword primaria scelta, inserita preferibilmente all'inizio, in un testo di circa 155 battute spazi inclusi.

18. Keyword nell’H1


Google considera il tag H1 come primario segnale di rilevanza insieme al Title Tag.

19. Keyword negli Header

Oltre all’H1, consiglio di utilizzare la keyword primaria e le secondarie negli H2, H3 e così via, seguendo con criterio la suddivisione in paragrafi e sottoparagrafi che hai deciso di dare al testo.

20. Indice in pagina

Un altro trucchetto per favorire la lettura è inserire un indice con le ancore in presenza di una pagina molto lunga.

21. Keyword nell’URL

Inserire la parola chiave nella stringa dell’URL genera comunque un effetto positivo sulle valutazioni di Google. La cosiddetta URL parlante aiuta ad identificare in modo ancora più certo di cosa parla il tuo contenuto.

22. Keyword density

In passato la densità di una parola chiave (ovvero la percentuale di volte in cui una keyword viene ripetuta all'interno del testo) era vista come una pratica utile a suggerire ai motori di ricerca l'argomento della pagina. DI conseguenza si effettuava una ripetizione massiccia (quasi eccessiva) della parola. Oggi lo stuffing (cioè la ridondanza) è sconsigliato perché penalizzante e si tende al contrario a privilegiare la naturalità del linguaggio.

Quindi, il consiglio è: usa la keyword primaria in modo naturale nel discorso e utilizza i sinonimi e i termini correlati per arricchire il contesto semantico, a beneficio del lettore e di Google.

23. Keyword prominence

Ecco un altro elemento da considerare, per la SEO on page 2020. È il principio per il quale una keyword viene riconosciuta come "prominente" da Google se compare nelle prime 100 parole e nei posti strategici come la meta description e l’url.

24. Comprensibilità del testo

Il motore di ricerca legge, a suo modo, anche la comprensibilità del contenuto, utilizzando metriche di leggibilità e privilegiando frasi brevi, impaginazione con elenchi, spazi e organizzazione del testo in paragrafi. Si tratta di best practice ben note.

25. Trattamento anti-age 

Non è un consiglio per te, ma per i tuoi contenuti! A seconda dell’età del tuo sito, è consigliabile programmare un refresh delle pagine più vecchie, con l’aggiunta di aggiornamenti.

Se curi un blog dal 2014, significa che hai centinaia di contenuti online: prima di andare a crearne di nuovi, dai una rinfrescata ai post del 2014 e 2015. Questa operazione è utile non solo per aumentare la credibilità del tuo brand ma avrà un effetto positivo anche sul modo in cui Google scansiona le tue pagine.

26. Più contenuti multimediali

Immagini, video e infografiche sono piacevoli per il lettore, che li apprezza come valore aggiunto, e per Google che li identifica come elementi di qualità. Il video inoltre, aumenta la permanenza del lettore in pagina e questo è un fattore giudicato positivamente anche dall'algoritmo del motore di ricerca.

27. Tempo di permanenza in pagina

Per incrementare questo parametro, se ti rendi conto che i tuoi testi sono poco chiari, è il momento di cambiare il copy. L'idea in più è usare le tecniche del copy magnetico per tenere incollati al testo i visitatori e farli trascorrere minuti e minuti a leggere ciò che scrivi: anche il tempo passato in pagina dà a Google l’idea della qualità del contenuto.

28. Il nome delle immagini

Trascurate troppo spesso dalle logiche di ottimizzazione, le immagini sono, invece, una parte importante: ricorda di inserire la keyword nell’alt text, nella descrizione e nella didascalia, campi che devono essere opportunamente compilati e ottimizzati.

29. Anchor text dei link

Il testo di ancoraggio utilizzato dei link può essere un fattore di ranking: utilizza le keyword anche qui per indicare a Google quali sono le parole che legano un contenuto all'altro: questo aiuterà il nuovo algoritmo BERT a migliorare la semantica.

30 Tool per monitorare

La SEO è una scienza: non solo può essere misurata ma è opportuno misurarla. Non è possibile fare SEO basandosi solo sul sentito dire: affidarsi all’oggettività di un software ti permette di fare valutazioni strategiche e migliorare di volta in volta le performance. I migliori tool SEO li trovi qui.

Una volta che posizioni i tuoi contenuti in prima pagina di Google ottieni moltissima visibilità. Sai già come sfruttarla per vendere il tuo prodotto o servizio? Sei pronto a gestirla? Avere traffico (non a pagamento) al sito è il sogno di tutti, ma dopo averlo ottenuto, qual è il passo successivo? Scoprilo nella guida Primi alla meta!

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Topics: SEO



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