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Come Automatizzare il Customer Care con AI: Case Study

17 apr , 2026 | 4 minuti

Nel settore del benessere, l’esperienza del cliente non è solo un dettaglio: è il cuore del business. Ogni richiesta, ogni dubbio, ogni interazione contribuisce a costruire — o a incrinare — la percezione del brand.

Ma cosa succede quando il volume delle richieste cresce, i canali si moltiplicano e il team ne ha fin sopra i capelli?

È qui che entrano in gioco l’automazione e l'Intelligenza Artificiale.

In questa case study analizziamo come un’azienda nel settore del benessere ha trasformato il proprio customer care, passando a un sistema intelligente, scalabile e supportato dall’AI.

 

Il punto di partenza: un Customer Care sotto pressione

All’inizio, la situazione era quella tipica di molte realtà del wellness:

    • Grandi volumi di richieste clienti gestite via email, necessità di ridurre al minimo il contatto telefonico
    • Gestire manualmente le stesse casistiche e richieste generiche nell'80% dei casi
    • Alto carico operativo sul team
    • Difficoltà nel gestire picchi stagionali

Il risultato?
Un servizio reattivo, strutturato, ma di fronte a un bivio: automatizzare per renderlo scalabile, o raddoppiare le persone.

L’obiettivo era chiaro: trasformare il customer care in un sistema efficiente, automatizzato e orientato all’esperienza.

La visione: costruire un ecosistema, non solo automatizzare

La svolta non è stata semplicemente “inserire un chatbot AI”.

È stato un cambio di paradigma.

L’azienda ha scelto di costruire un ecosistema integrato, in cui:

    • I dati vivono in un unico CRM
    • Le richieste vengono tracciate e gestite con logica
    • Le automazioni supportano il team, senza sostituirlo
    • L’intelligenza artificiale diventa il primo touschpoint punto di contatto

Il fulcro di tutto? Una piattaforma centralizzata in grado di orchestrare marketing, assistenza e dati.

La svolta: pensare in termini di sistema, non di singole attività

La vera trasformazione è iniziata quando è cambiato l’approccio.

Invece di cercare soluzioni rapide (un tool in più, una risposta automatica qua e là), l’azienda ha deciso di fare un passo indietro e porsi una domanda più profonda:

👉 Come possiamo costruire un sistema che funzioni anche quando il volume raddoppia?

Da qui nasce la scelta di creare un ecosistema integrato, in cui tutto fosse connesso:

    • i dati dei clienti
    • le richieste di assistenza
    • le comunicazioni
    • le automazioni

L’obiettivo non era solo “rispondere meglio”, ma automatizzare il flusso del customer care.

I pilastri tecnologici: HubSpot come motore dell’automazione

Alla base di questa trasformazione non c’è stato un insieme disordinato di strumenti, ma una scelta precisa: costruire tutto attorno a un unico hub tecnologico.

HubSpot ha rappresentato il cuore dell’intero sistema, non solo come CRM, ma come piattaforma capace di connettere dati, processi e automazioni in un flusso coerente.

In concreto, ha permesso di:

  • centralizzare i dati dei clienti, creando una vista unica e sempre aggiornata
  • gestire il customer care tramite ticketing, trasformando ogni richiesta in un processo tracciabile
  • attivare workflow automatici, riducendo il carico operativo del team
  • integrare il chatbot AI, collegando le conversazioni ai dati reali dei contatti
  • allineare marketing e assistenza, facendo dialogare reparti che prima lavoravano separati

Il vero valore non è stato nella singola funzionalità, ma nella capacità di orchestrare tutto insieme.

HubSpot ha reso possibile qualcosa che prima non esisteva: un sistema in cui ogni azione (una richiesta, una risposta, un’interazione) genera dati, attiva processi e alimenta decisioni.

Ed è proprio qui che l’automazione smette di essere tecnica e diventa strategica.

Fase 1: strutturare i dati (la vera base dell’automazione)

Prima ancora di parlare di AI, è necessario fare qualcosa di meno “eccitante”, ma fondamentale: strutturare i dati. In questo caso specifico erano già in ordine e strutturati, ma il passaggio è obbligatorio.

Sono state quindi:

    • Definite le proprietà dei contatti
    • Organizzate le informazioni cliente
    • Importati e puliti i dati esistenti

Perché senza dati chiari, l’automazione è solo caos più veloce.

Questa fase ha permesso di costruire una base solida su cui innestare tutti i processi successivi.

 

Fase 2: strutturare il customer care con un sistema di ticketing

Il secondo passo è stato organizzare ogni richiesta in un processo tracciabile.

L’azienda utilizzava già un altro sistema in partenza, quindi era abituata a concetti come pipeline ticketing ed è stata reattiva nel cogliere le opportunità del nuovo strumento.

Come?

Attraverso:

    • Creazione di una pipeline di ticket
    • Definizione degli stati di avanzamento di gestione del cliente
    • Assegnazione automatica delle richieste
    • Organizzazione delle priorità e degli owner del ticket ogni qualvolta viene preso in carico

Il beneficio:

    • Totale controllo
    • Nessuna richiesta persa
    • Visione completa del cliente

hubspot customer service

 

Fase 3: automatizzare i flussi operativi

Una volta strutturato il sistema, è stato possibile introdurre le prime automazioni intelligenti.

Tra queste:

    • Risposte automatiche alle richieste più frequenti
    • Notifiche interne per il team che deve poter interagire direttamente dentro il sistema
    • Smistamento automatico delle richieste
    • Aggiornamento dello stato ticket senza intervento manuale

 

Fase 4: introdurre l’AI nel customer care

A questo punto, entra in scena l’intelligenza artificiale.

È stato sviluppato un chatbot con un obiettivo preciso:
👉 gestire il primo livello di interazione con l’utente

Il Customer Agent AI è stato progettato per:

    • Rispondere a tutte le domande frequenti
    • Guidare l’utente nella navigazione
    • Raccogliere informazioni utili (email)
    • Indirizzare le richieste più complesse non al team ma a specifiche form sul sito per evitare il contatto telefonico e gestire con l’automation anche questioni più complesse come ad esempio la restituzione di un oggetto smarrito.

Non un semplice “assistente automatico”, ma un vero filtro intelligente.

Il vantaggio?

    • Risposte immediate, 24/7
    • Riduzione dell’attività manuale
    • Migliore esperienza utente che può contare su risposte immediate

 

Fase 5: integrare assistenza e dati per il marketing

Uno degli effetti più interessanti di questo progetto è potentissimo.

I dati raccolti dal customer care iniziano a nutrire il marketing, utilizzando un unico sistema.

Ogni richiesta diventa un insight. Ogni interazione, un segnale.

Questo permette al team di:

    • comprendere bene i bisogni reali dei clienti
    • migliorare le comunicazioni
    • creare campagne più mirate a potenziali clienti intercettando proprio i loro bisogni

In altre parole, il customer care ha smesso di essere solo un “reparto di supporto” e diventa una fonte strategica di informazioni.

 

Fase 6: formazione e adozione interna

Nessuna tecnologia funziona senza le persone.

Per questo motivo, è stata dedicata una fase alla:

    • Formazione dei team
    • Allineamento dei processi
    • Adozione degli strumenti

 

I risultati attesi: da reattivi a strategici

A cosa porterà il cambiamento nel corso dei prossimi mesi:

    • Customer care più veloce e organizzato
    • Riduzione delle attività manuali
    • Migliore esperienza per il cliente
    • Maggiore controllo interno
    • Scalabilità dei processi

 

Il futuro del Customer Care è Hubspot +AI

Lezioni chiave che abbiamo portato a casa da questo case study.

Ci sono alcuni insegnamenti che vanno oltre il singolo progetto:

    • L’automazione non è uno strumento, è un sistema
    • I dati sono il punto di partenza, non un dettaglio
    • L’AI funziona solo se inserita in un processo strutturato
    • Il customer care può diventare un asset di crescita
    • Senza adozione interna, anche la migliore tecnologia fallisce

Nel settore del benessere, dove l’esperienza è tutto, l’automazione non è più un’opzione.

È una scelta strategica.

Questo case study dimostra che anche realtà complesse possono:

    • semplificare i processi
    • migliorare il servizio
    • crescere in modo sostenibile

E soprattutto, dimostra una cosa: l’AI non serve a sostituire le persone, ma a permettere loro di fare meglio ciò che conta davvero.

Se anche la tua azienda sta vivendo processi frammentati e un customer care sotto pressione, forse è il momento di fare il salto digitale!

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Cecilia Secco

Project Manager e HubSpot Certified Trainer. Ho iniziato subito a occuparmi della formazione dei clienti, della creazione di strategie di Inbound con l'obiettivo di generare contatti e della gestione delle pipeline di vendita.
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