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GDPR e AI: quali dati personali rischiano di essere trattati illegalmente

3 giu , 2026 | 3 minuti

TOPICS

L’Intelligenza Artificiale sta entrando rapidamente nei processi aziendali:

  • customer care;
  • marketing;
  • HR;
  • gestione documentale;
  • analisi dati;
  • cybersecurity.

Ma c’è un problema che molte aziende stanno sottovalutando: ogni volta che utilizziamo strumenti AI, molto spesso stiamo anche trattando dati personali.

E qui entra in gioco il GDPR.

Uno degli errori più diffusi è pensare che l’AI Act sostituirà la normativa privacy: in realtà le due discipline convivono e si intrecciano continuamente. 

Perché AI e GDPR sono strettamente collegati

Molti sistemi di Intelligenza Artificiale funzionano grazie ai dati. Più dati ricevono e più questi dati sono specifici e precisi, più diventano efficaci.

Il problema nasce quando questi dati includono:

  • nomi;
  • email;
  • curriculum;
  • dati sanitari e personali;
  • informazioni finanziarie;
  • contenuti aziendali;
  • documenti riservati.

In questi casi non stiamo più parlando soltanto di innovazione tecnologica, stiamo parlando di trattamento di dati personali.

Ed è qui che molte aziende stanno entrando in campo senza conoscere le regole del gioco.

 

Il rischio più sottovalutato: ChatGPT usato senza controllo

Oggi migliaia di dipendenti utilizzano strumenti AI pubblici per:

  • scrivere email;
  • riassumere documenti;
  • tradurre contratti;
  • generare report;
  • analizzare dati.

Il problema?
Spesso caricano contenuti aziendali reali.

La cosiddetta Shadow AI — utilizzo non autorizzato di strumenti AI — rappresenta uno dei fenomeni più pericolosi per privacy e sicurezza aziendale.

È come se ogni giocatore della squadra decidesse autonomamente quali schemi seguire in una partita di calcio. Senza coordinamento (e strategia), la partita diventa imprevedibile e senza controllo.

 

Quali dati rischiano di essere trattati illegalmente

1. Dati dei dipendenti

Molte aziende caricano:

  • CV;
  • valutazioni;
  • report HR;
  • performance individuali

Se mancano una base giuridica, una informativa da seguire, il controllo degli accessi e una valutazione di impatto, si rischiano violazioni GDPR molto serie.

 

2. Dati dei clienti

Customer care e CRM AI possono trattare:

  • dati identificativi;
  • cronologia acquisti;
  • ticket assistenza;
  • preferenze personali.

Senza adeguate misure tecniche e organizzative il rischio di violazioni (e sanzioni) aumenta enormemente.

3. Dati sensibili

Particolare attenzione ai dati:

  • sanitari;
  • economici, bancari, finanziari;
  • biometrici;
  • giudiziari;
  • sindacali.

Qui il GDPR impone livelli di tutela molto elevati.

 

4. Proprietà intellettuale e dati riservati

Molti utenti condividono inconsapevoli delle conseguenze dati aziendali, quali:

  • strategie commerciali;
  • business plan con dati finanziari;
  • contratti;
  • codici;
  • documenti interni riservati.

Il rischio non è soltanto rilevante a livello di privacy (violazione GDPR); è anche perdita di know-how aziendale che dovrebbe rimanere riservato all'interno dell'azienda.

 

Il problema dei trasferimenti extra UE

Molti sistemi AI hanno infrastrutture distribuite a livello globale.

Questo significa che i dati potrebbero uscire dall'UE, transitare su server esteri con altre normative ed essere trattati da provider internazionali e non secondo GDPR. 

Le aziende devono quindi verificare l'adeguatezza dei trasferimenti, le policy (anche quelle dei fornitori) e eventuali misure supplementari.



AI Act e GDPR: doppio livello di compliance

L’AI Act introduce nuovi obblighi:

  • governance AI;
  • supervisione umana;
  • classificazione rischio;
  • AI Literacy;
  • documentazione conformità.

Ma il GDPR continua ad applicarsi integralmente.

Questo significa che le aziende devono gestire due normative contemporaneamente, dimostrando due livelli di controllo e due dimensioni di rischio. E'  un po’ come giocare contemporaneamente campionato e coppa europea: servono rosa lunga, organizzazione e preparazione tattica!

 

DPIA: quando diventa obbligatoria

La DPIA (Data Protection Impact Assessment) diventa fondamentale quando l’AI:

  • prende decisioni automatizzate;
  • monitora persone;
  • utilizza profilazione;
  • tratta dati sensibili;
  • genera rischi elevati.

Nel webinar viene sottolineato come la profondità della formazione e della governance debba essere proporzionata al livello di rischio identificato anche tramite DPIA.

 

La supervisione umana è essenziale

Uno dei principi centrali dell’AI Act è la supervisione umana. L’AI non può essere lasciata completamente autonoma. Un po' come sul campo: Nel calcio il VAR aiuta l’arbitro, ma non decide al suo posto. Lo stesso principio vale per l’Intelligenza Artificiale.

Gli operatori devono:

  • comprendere gli output;
  • verificare risultati;
  • correggere errori;
  • bloccare decisioni scorrette.
  •  

Le misure pratiche che ogni azienda dovrebbe adottare

Inventario strumenti AI

Capire quali sistemi vengono utilizzati realmente.

Policy AI aziendale

Definire regole chiare:

  • cosa si può caricare;
  • quali strumenti usare;
  • chi autorizza l’utilizzo.

Formazione AI Literacy

L’Articolo 4 dell'AI Act introduce obblighi formativi specifici.

Controllo fornitori

Verificare:

  • privacy policy;
  • localizzazione dati;
  • sicurezza;
  • contratti.

Monitoraggio continuo

La compliance AI non è un’attività “una tantum”.

 

L’Intelligenza Artificiale offre opportunità enormi.
Ma senza governance e controllo privacy può trasformarsi rapidamente in un rischio operativo e legale. Oggi il vero vantaggio competitivo non appartiene a chi usa più AI, appartiene a chi riesce a governarla meglio, senza perdere controllo del gioco, dei dati e della fiducia dei clienti.

Cristiano Pastorello

Lead auditor 27001 e 42001 - DPO & Amazon Web Service Specialist
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