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Tracking Pixel nelle Email: impatti tecnici e compliance GDPR

18 mag , 2026 | 3 minuti

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Il recente orientamento del Garante Privacy italiano sui tracking pixel nelle email automatiche commerciali o di marketing spinge molte aziende a rivedere configurazioni, processi e basi giuridiche legate alle piattaforme di marketing automation.

Per gli IT Manager il tema non riguarda soltanto il marketing: coinvolge direttamente architettura dati, governance dei consensi, identity tracking, minimizzazione dei dati e accountability GDPR. Strumenti molto diffusi, come Mailchimp ad esempio che è di largo utilizzo, integrano infatti funzionalità di tracciamento avanzato che rendono le attività di email marketing veri e propri sistemi di profilazione comportamentale.

È come nel calcio moderno non basta più guardare il risultato finale. Ogni movimento viene analizzato: posizione in campo, intensità di corsa, passaggi chiave, pressione sugli avversari. I dati trasformano il gioco in un sistema di osservazione continua dove ogni azione contribuisce a costruire un profilo tattico dettagliato della squadra e del singolo giocatore.

Lo stesso paradigma si è progressivamente affermato nel marketing digitale. I tracking pixel e i sistemi di email analytics non si limitano più a misurare performance aggregate: raccolgono segnali comportamentali, correlano identità digitali e alimentano piattaforme di marketing automation sempre più sofisticate.

In questo scenario, il recente orientamento del Garante Privacy italiano sui tracking pixel nelle email marketing introduce un elemento cruciale: il confine tra analisi statistica e profilazione individuale.

 

 

Come funziona tecnicamente il tracking email

Le piattaforme di email marketing utilizzano generalmente tre livelli distinti di tracciamento.

Open Tracking

L’open tracking si basa sull’inserimento di un pixel invisibile 1x1 all’interno dell’HTML dell’email. Quando il client di posta scarica l’immagine, il sistema registra diversi dati:

    • apertura del messaggio;
    • timestamp;
    • indirizzo IP;
    • user agent;
    • device utilizzato;
    • geolocalizzazione derivata.

Dal punto di vista tecnico il pixel è semplice, ma il problema nasce quando il dato viene associato a un contatto identificabile nel CRM.

Click Tracking

Nel click tracking i link presenti nell’email vengono riscritti tramite redirect tracciati. Ogni clic passa quindi attraverso un dominio di tracking che genera un evento associato al destinatario.

Questo approccio consente di monitorare:

    • interessi;
    • engagement;
    • contenuti consultati;
    • percorsi di conversione.

Il tracciamento dei clic è spesso alla base di workflow automatici, lead scoring e segmentazioni dinamiche.

Identity Tracking

È il livello più delicato dal punto di vista privacy.

L’identity tracking collega:

    • destinatario email;
    • cookie browser;
    • sessioni web;
    • attività sul sito;
    • identità CRM.

In pratica, la piattaforma costruisce una vista unificata del comportamento dell’utente su email, sito web e CRM. È qui che il trattamento può assumere caratteristiche di monitoraggio sistematico e profilazione individuale.

Quando il tracking email diventa profilazione

Il nodo centrale non è il tracking pixel in sé, ma la finalità del trattamento e il livello di identificabilità del dato raccolto.

Scenario A: statistiche aggregate

Se il tracciamento viene utilizzato esclusivamente per:

    • open rate aggregati;
    • CTR complessivi;
    • analisi di deliverability;
    • statistiche anonime,

la base giuridica potrebbe essere il legittimo interesse.

Tuttavia, servono alcune condizioni fondamentali:

    • minimizzazione dei dati;
    • proporzionalità;
    • trasparenza informativa;
    • documentazione di LIA o DPIA;
    • assenza di effetti individuali significativi.

Scenario B: profilazione individuale

Il quadro cambia radicalmente quando il tracking alimenta:

    • lead scoring;
    • workflow basati su aperture;
    • segmentazione comportamentale;
    • deduzione di interessi dai click;
    • marketing automation personalizzata.

In questo caso il trattamento assume caratteristiche di behavioral tracking e profilazione marketing. Il consenso specifico e documentabile rappresenta quindi la base giuridica più robusta.

Tracking pixel: le configurazioni critiche

Le piattaforme di profilazione integrano diversi livelli di tracking che gli IT Manager dovrebbero verificare immediatamente.

Marketing Email Tracking

Include:

    • open tracking;
    • click tracking;
    • analytics a livello di destinatario.

Source Tracking

Permette di attribuire campagne, sorgenti e conversioni ai singoli utenti.

Identity Tracking

Collega cookie, sessioni web e contatti CRM creando una continuità tra navigazione e attività email.

Transactional Email Tracking

Anche le email transazionali inviate tramite SMTP API possono includere:

    • click tracking;
    • engagement tracking;

 

Strategie di adeguamento per gli IT Manager

1. Disattivare il tracking (sconsigliato)

L’approccio in assoluto più conservativo consiste nel disabilitare open e click tracking.

Vantaggi:

    • riduzione dei dati trattati;
    • minore esposizione normativa;

Svantaggi:

    • perdita di analytics;
    • automazioni meno efficaci;
    • lead scoring assente;
    • tagli completamente le gambe alle attività di marketing e alla profilazione utile ai commerciali.

2. Raccogliere un consenso specifico (consigliato)

È l’approccio più strutturato (e corretto).

Le implementazioni più diffuse includono:

    • property dedicate;
    • checkbox separate;
    • preference center;
    • workflow segmentati;
    • double opt-in evoluto.

Il tema dei tracking pixel nelle email non è un semplice aggiornamento privacy. È un tema di architettura dati, governance marketing, CRM strategy e compliance-by-design.

Per gli IT Manager il punto non è soltanto decidere se “spegnere o lasciare acceso il tracking”, ma:

    • mappare i trattamenti;
    • verificare le configurazioni HubSpot;
    • definire basi giuridiche coerenti;
    • progettare una governance sostenibile.

E considerando l’evoluzione normativa e tecnologica in corso, il momento corretto per intervenire è adesso. Fai subito una valutazione gratuita del tuo stato di compliance.

 

Cristiano Pastorello

Lead auditor 27001 e 42001 - DPO & Amazon Web Service Specialist
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