La Direttiva NIS2 ha cambiato in modo strutturale il panorama della cybersecurity europea. In Italia è stata recepita con il Decreto Legislativo 138/2024, introducendo obblighi concreti per migliaia di organizzazioni classificate come soggetti essenziali o importanti.
A febbraio 2026, molte aziende hanno completato la registrazione iniziale e avviato i processi richiesti. Ma ci sono altri step previsti in corso d'anno. In questo articolo analizziamo cosa significa essere compliant nel 2026, quali adeguamenti sono prioritari e come trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo.
La NIS2 (Network and Information Security 2) amplia il perimetro della precedente direttiva NIS, includendo nuovi settori strategici come:
L’obiettivo è elevare il livello di sicurezza informatica in tutta l’Unione Europea, introducendo requisiti uniformi in materia di:
In Italia, l’autorità competente è l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che coordina il CSIRT Italia per la gestione e la ricezione delle notifiche di incidente. Questo significa che il dialogo con l’autorità non è più un’eventualità rara, ma una possibilità concreta per molte imprese.
Nel 2026 la normativa è entrata in una fase pienamente operativa.
Dal 1° gennaio 2026, le aziende soggette alla NIS2 devono notificare:
Questo cambia completamente l’approccio all’Incident Response. Non si può improvvisare un piano mentre l’attacco è in corso. Procedure, ruoli, flussi decisionali e modelli di comunicazione devono essere già definiti e testati.
Entro fine febbraio le organizzazioni coinvolte devono registrarsi (o aggiornare i dati) sul portale ACN, designare un punto di contatto ufficiale e confermare le informazioni di governance.
Attenzione: la registrazione non equivale alla conformità.
È solo il primo passo formale. La vera compliance si misura nella capacità di prevenire, reagire e dimostrare.
Entro ottobre 2026 devono essere pienamente implementate le misure tecniche e organizzative richieste. Il periodo marzo–settembre 2026 è quindi decisivo: è il momento in cui si colmano i gap, si rafforzano i controlli e si testano i processi. Rimandare significa comprimere tutto negli ultimi mesi, con il rischio di fare interventi frettolosi e poco strutturati.
Vediamo in modo operativo cosa significa essere realmente compliant.
1. Governance e responsabilità del management: la cybersecurity entra in consiglio di amministrazione.
La NIS2 introduce un elemento di rottura: la responsabilità diretta degli organi di gestione. Il board deve approvare le misure di sicurezza, supervisionarne l’attuazione e ricevere formazione specifica sui rischi cyber. Non è più solo un tema IT. È governance aziendale.
Molte aziende stanno formalizzando il ruolo di:
Senza una chiara catena di responsabilità, il rischio sanzionatorio aumenta.
2. Risk assessment continuo e documentato: non bastano documenti, serve una procedura
La NIS2 richiede un approccio basato sul rischio. Questo significa:
Il risk assessment non deve essere un documento statico, ma un processo ciclico e aggiornato periodicamente. Un errore comune potrebbe essere, in questa fase, fare un’analisi iniziale e non aggiornarla dopo modifiche infrastrutturali o nuovi fornitori.
3. Supply chain security: un aspetto sensibile
Uno degli aspetti più innovativi della NIS2 è l’attenzione alla sicurezza della catena di fornitura. Un attacco a un fornitore può trasformarsi in un incidente notificabile per te. Per questo è necessario:
Ignorare questo aspetto significa lasciare aperta una porta laterale, avere una vulnerabilità.
4. Misure tecniche minime richieste
Autenticazione forte, crittografia, backup testati, sistemi di monitoraggio, gestione delle vulnerabilità, business continuity: non sono “best practice consigliate”, ma requisiti necessari.
La parola chiave è proporzionalità. Le misure devono essere adeguate alla dimensione e al rischio dell’organizzazione. Ma devono esserci, essere documentate e funzionare.
5. Incident Response e procedure di notifica
Dal 2026 non è più accettabile improvvisare la risposta a un attacco ransomware o a una violazione dati. Considera che se si verifica una violazione dei tuoi sistemi e non riesci a rispettare le 24 ore per l’early warning, comunicando l'attacco informatico, sei già in violazione della norma e quindi esposto a sanzioni.
Quali procedure sono necessarie?
Il regime sanzionatorio prevede multe significative, proporzionate alla gravità della violazione e al fatturato. Per i soggetti essenziali, le sanzioni possono arrivare fino a milioni di euro o a una percentuale rilevante del fatturato globale annuo. Ma quello economico non è il solo rischio: viene raddoppiato se pensi al danno reputazionale e alla potenziale perdita di fiducia da parte di clienti e partner.
Se vuoi capire rapidamente a che punto sei, verifica di aver:
✔ completato la registrazione presso ACN
✔ nominato formalmente le figure responsabili
✔ redatto un risk assessment aggiornato
✔ implementato controlli tecnici adeguati
✔ formalizzato un piano di Incident Response
✔ predisposto procedure di notifica entro 24/72 ore
✔ formato il management sui rischi cyber
Se manca anche solo uno di questi punti, il lavoro non è concluso. La domanda che devi farti oggi non è "Siamo registrati?" ma "Siamo davvero resilienti?"
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